Autori: bellacoscia
Data: 05-09-2009 06:57
Da un’intervista ad Andrea Camilleri:
Il dialetto non esiste. Esistono, come diceva Pirandello, le parlate. In Sicilia ce ne sono tante quante sono le città, e il catanese è diverso dall’agrigentino che è diverso dal palermitano. Quando scrissi La mossa del cavallo mi feci aiutare da un genovese per tradurre il suo dialetto. Eppure i genovesi mi scrissero per precisare: è quello di una zona particolare di Genova.
È bene conservare e studiare i dialetti, ma una lingua va avanti perché riceve parole, immagini e suoni dalla periferia verso il centro. Altrimenti è l’italiano che muore. O diventa colonia, come già è per i termini inglesi o troppo tecnici che nessuno capisce.
Il professor Asor Rosa scrive: senza la cornice della lingua nazionale i dialetti diventano folklore, un impoverimento e un ritorno al passato.
È un errore gravissimo contrapporli.
Il terreno comune d’intesa è l’italiano.
I dialetti sono parlate familiari. Si conservano attraverso l’uso quotidiano. Ma non si possono in alcun modo imporre.
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